Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per il Veneto

Stra' - Villa Pisani - Ca' Toffetti - rinforzo strutturale e di miglioramento antisismico dei solai lignei

Ca’ Toffetti è un edificio residenziale seicentesco che costituisce una delle varie adiacenze inserite nel parco di Villa Pisani di Strà, in provincia di Venezia, compendio del Demanio Culturale dello Stato. Trattasi di una tipica Villa Veneta costituita da un modesto volume, distribuita su due piani e mezzanino a corpo centrale emergente, avente schema planimetrico con saloncino centrale passante e stanze laterali. La struttura è in muratura, con trifore in facciata modanate in pietra, solai e copertura in legno, tetto in coppi.

Ad iniziare dagli anni '90 l'edificio, fino ad allora abbandonato ed in pessime condizioni, fu oggetto di vari interventi conservativi realizzati dalla Soprintendenza a seguito di finanziamenti ministeriali, durante i quali furono ricostruiti i solai lignei delle stanze laterali, in gran parte crollati ed irrecuperabili, ed affrontato il consolidamento dei solai corrispondenti ai saloncini centrali, avvenuto con delle putrelle incrociate sotto i solai, inserite nelle murature. Tale consolidamento, che presentava tutti i limiti derivanti dall'urgenza di una messa in sicurezza, fu nel tempo valutato non risolutivo e non qualificante l'edificio storico. Le putrelle in ferro, ortogonali tra loro, poste al di sotto delle travi, ponevano in secondo ordine la leggibilità della travatura originale rendendo necessaria una contro-soffittatura che avrebbe abbasso di almeno 50 cm. l'altezza dei locali. Pertanto, un ulteriore finanziamento ministeriale permise alla Soprintendenza di realizzare un intervento differente e risolutivo, connaturato alla natura del bene culturale e alla struttura lignea dei due solai, tenuto conto delle modeste dimensioni dei saloncini, della superficie di circa 40 mq., alti poco più di 3 m.

In primo luogo fu eseguito il rilievo delle strutture, verificata la stratigrafia dei solai centrali e lo stato delle travi in legno. I due solai della luce di circa quattro metri, risultavano simili: costituiti da un fitto ordito semplice, impostato tra i muri di spina, con travi in abete di sezione contenuta. Allo scopo di determinarne l'effettiva portata, fu avviata una campagna di indagini diagnostiche con prove dinamiche effettuate su ciascun orizzontamento oggetto d'intervento, dopo averne scollegato l’aderenza alle putrelle in acciaio sottostanti, che furono successivamente rimosse.

Trattasi di una metodologia diagnostica, non distruttiva, basata sulla registrazione delle risposte date una struttura sottoposta ad eccitazione impulsiva impressa da uno strumento con mazzetta in gomma, su un reticolo di punti preordinati. Tramite software la registrazione delle risposte viene elaborata con un modello matematico che restituisce il comportamento dinamico della struttura sollecitata.

Nei solai in questione l'eccitazione avvenne in estradosso, dal sovrastante pavimento, ed il calcolo analitico del modello dinamico di risposta diede dei risultati poco confortanti: da 170 a 70 Kg/mq. di sovraccarico ammissibile, rispettivamente per il primo ed il secondo solaio. Sulla base di tali dati e tenuto conto della portata e rigidezza dei nuovi orizzontamenti realizzati negli ambienti laterali, precedentemente ricostruiti con nuove travature in abete, furono ipotizzati diversi tipi di rinforzo da realizzare sia in intradosso che in estradosso dei solai centrali. Prevalsero due ipotesi d'intervento, entrambe in intradosso. La prima prevedeva l'utilizzo di un nastro, in fibre composite di carbonio, dello spessore in opera di circa 3 mm., posto al di sotto del solaio, in adesione alle travi. Questo sistema, innovativo e di basso impatto visivo, poteva tuttavia non contrastare in modo energico l'avvallamento di alcune travi, già evidente nelle mezzerie, e non dava sufficienti garanzie di durata in quanto la lamina poteva non aderire perfettamente al supporto ligneo delle travi, che presentavano diffuse disomogeneità.

Fu invece valutata più idonea al contesto con la seconda ipotesi che prevedeva un consolidamento realizzato mediante profili in acciaio angolari ad “L” collegati, con viti mordenti svasate, alle travi ed al sovrastante assito ligneo tramite l'ala superiore del profilo. Questo nuovo intervento, posto tra le travi e non al di sotto delle travi, consentiva di mantenere:

  • la leggibilità della fitta travatura dei saloncini del piano terra e del piano primo senza alcuna alterazione visiva della struttura lignea ordita alla “Sansovina”. Posizionando, in campiture alternate, un profilo a ridosso di ogni trave si assicurava sia il rinforzo strutturale del solaio che l'originalità della struttura nelle campiture che sarebbero rimaste prive di profili;
  • l'integrità dei pavimenti in battuto “alla veneziana” dei saloncini centrali di Ca' Toffetti, risalenti al XVII Sec., realizzati a calce con una bella semina policroma su fondo rosato, dato che l'intervento era realizzabile nell' intradosso dei solai.

Dal punto di vista operativo, prima della posa dei profili furono ispezionati le “teste” delle travi, ripristinandone l'incastro con dei piccoli cunei in legno duro, realizzati in opera, battuti e sigillati nel muro con malta espansiva. In corrispondenza dei finali di trave più compromessi, i profili di rinforzo furono realizzati più lunghi per poterli inserire nella muratura di appoggio, per circa 20 cm, con successivo ripristino delle sedi d'incastro.

Le travi e l'assito ligneo furono adattati al profilo, correggendone gradualmente gli avvallamenti mediante puntelli di spinta, ad iniziare dal centro della campata, proseguendo poi verso i lati, con il successivo fissaggio della struttura lignea al profilo e l'ammorsamento dei profili alla muratura in corrispondenza delle due contro-facciate dell'edificio, utilizzando dei tasselli espansivi in acciaio. Nel primo solaio furono posizionati degli angolari delle dimensioni di 40x80x8 mm, in affianco ad ogni trave, mentre nel secondo solaio, meno resistente, furono utilizzati dei profili più robusti da 50x100x8 mm. Sabbiati a piè d'opera, dopo la posa gli angolari furono infine zincati a freddo per proteggerli dalla corrosione e per renderli cromaticamente omogenei ai solai in legno che presentavano i resti cromatici di una scialbatura grigio- azzurra.

I lavori e le opere connesse a tale rinforzo strutturale comportarono dei costi contenuti, pari a circa ventiduemila euro, e furono realizzate nel corso del restauro di Ca' Toffetti contestualmente ad altri interventi eseguiti nel fabbricato.
L'intervento descritto si colloca tra le misure di conservazione e valorizzazione dettate dal Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. 42/2004) in quanto trattasi di un'opera di miglioramento strutturale, come previsto all'art. 29, finalizzata alla fruibilità ed all'uso connesso alla valorizzazione del bene culturale, attività indicata all'art. 111 del Codice. In ragione alla tutela dell'edificio, il consolidamento descritto è reversibile in quanto realizzato con tecniche non invasive e non permanenti, data la possibilità di rimuovere i profili di affianco alle travi senza comprometterle.Oltre al consolidamento esso contribuisce anche al miglioramento antisismico dei solai con i collegamenti realizzati nel corso dell'intervento (alle murature, con i profili in acciaio ammorsati alle facciate e ai setti murari interni, e al sovrastante assito ligneo, tramite l'ala superiore del profilo) che incrementano l'effetto scatolare dell'edificio, requisito fondamentale per un buon comportamento al sisma delle costruzioni storiche in muratura. Seppure realizzato da alcuni anni, il rinforzo strutturale descritto rispetta le indicazioni contenute nelle Linee Guida per la Valutazione e Riduzione del Rischio Sismico del Patrimonio Culturale (circolare ministeriale nr. 26 del 2 dicembre 2010-DPCM 9 febbraio 2011) che individuano, tra le tecniche corrette, gli interventi localizzati in grado di consolidare e collegare tra loro i macroelementi di un fabbricato (murature perimetrali, setti interni, orizzontamenti ecc.) allo scopo di conseguire un maggior grado di sicurezza e di protezione sismica rispetto alle condizioni originarie, ma non necessariamente uguale a quello previsto per l'adeguamento antisismico delle costruzioni.

Soprintendenza per i beni culturali e paesaggistici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso

Impresa esecutrice: I.CO.R
Periodo di esecuzione: 2006 - 2007