Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per il Veneto

Vicenza

Il paesaggio della pianura vicentina è articolato dai rilievi dei Colli Berici ed è chiuso a est e a nord dalla fascia delle Prealpi su cui spiccano le Piccole Dolomiti, l’Altopiano di Asiago e l’Acrocoro del Grappa. L’apparato fluviale principale è costituito dai bacini dei fiumi Astico, Bacchiglione e Brenta, che mettevano in comunicazione l’entroterra alpino con la costa Adriatica. Si tratta di un territorio ricco di risorse, da quelle minerarie dell’areale Alto-Vicentino, sfruttate fino al Medioevo, a quelle offerte dai boschi, dalle cave dei Berici e delle aree montuose. A queste si aggiunge la feracità dei pascoli, alimento dei pregiati allevamenti ovini per secoli alla base dell’ industria tessile, una delle principali vocazioni del territorio.
Grotte e ripari sotto roccia sui Berici e sull’Altopiano di Asiago costituivano i ricoveri stabili e stagionali preferiti dai gruppi di cacciatori e raccoglitori paleolitici; i potenti e ultramillenari depositi stratigrafici rinvenuti ne fanno una tra le aree meglio documentate nel panorama della preistoria italiana. L’area berica e vicentina testimoniano in modo significativo anche il fenomeno della Neolitizzazione cioè la trasformazione dei gruppi locali in agricoltori ed allevatori. Fra gli insediamenti più importanti figurano proprio quelli delle aree umide presso il bacino lacustre di Fimon, con resti di capanne e strutture abitative su bonifiche lignee. Una frequentazione forse a carattere stagionale da parte di pastori è testimoniata invece nel territorio Alto-Vicentino. Con l’età del rame è introdotta la metallurgia cui si associa una prima forma di strutturazione sociale, significative sono le testimonianze sepolcrali che caratterizzano la frequentazione in questa fase di alcune grotte con la deposizione di oggetti di corredo nell’Alto Vicentino o nei Berici. Influenze culturali di tipo megalitico sono documentate infine nel complesso funerario e cultuale di Sovizzo, appartenente ad un gruppo familiare emergente.

L’ampio arco cronologico che attraversa il II millennio a.C., in cui si diffondono progressivamente la metallurgia e la produzione di manufatti di bronzo, non risulta documentato in modo omogeneo e coerente in tutto il vicentino per il diverso livello di conoscenze. Solo nella regione berica le ricerche intensive condotte a partire dall’Ottocento consentono la restituzione di un profilo evolutivo completo sia culturalmente sia cronologicamente.

Tra la fine dell’età del bronzo e gli inizi dell’età del ferro importante è lo sviluppo insediativo nel territorio pedemontano in relazione allo sfruttamento delle sue risorse. Questo sistema sembra cambiare a seguito della formazione nell’VIII sec. a.C. del centro urbano di Vicenza, in posizione strategica alla confluenza dei fiumi Astico/Bacchiglione e Retrone. Nel VI secolo a.C., si pianifica nel centro un tessuto insediativo che manterrà la medesima organizzazione almeno fino al II secolo a.C. Contemporaneamente il territorio pedemontano viene rioccupato, in funzione di controllo da parte della città egemone sia delle risorse sia della frontiera verso il confinante mondo retico. Con la romanizzazione la città di Vicetia si riorganizza sul tratto urbano della via Postumia. Nasce il complesso del Foro, del cui lastricato resta visibile un piccolo tratto, ubicato nella zona centrale. Poco distanti erano le Terme, con strutture parzialmente a vista in un edificio presso piazzetta Palladio. Ad esse, come al resto della città antica, l’acqua era fornita da un acquedotto che procedeva dalla zona delle risorgive immediatamente a Nord di Vicenza, sviluppandosi su arcate e pilastri tuttora conservati presso Lobia per un tratto di circa 180 metri. All’esterno del circuito murario sorgeva il Teatro detto “di Berga”, le cui murature sono riutilizzate fino a 10m in alzato nell’isolato compreso tra contra’ Santi Apostoli e piazzetta Gualdi. Ad una ricca casa del quartiere Sud-Ovest della città antica apparteneva infine il Criptoportico scoperto in piazza Duomo, mentre sotto la sacrestia del Duomo è visibile un tratto di strada romana lastricata.

IL CRIPTOPORTICO ROMANO DI PIAZZA DUOMO
Nel 1954 venne messo in luce un criptoportico di età romana. Si tratta di una struttura a galleria, con il piano a metri 6,30 di profondità dal livello attuale che costituiva il piano interrato di una grande casa del quartiere sud-occidentale della città romana, e fungeva da sostruzione del portico del giardino interno. La costruzione si articola in tre bracci a navata unica, disposti secondo il tipico schema a Π, con  altri vani e una galleria obliqua alle estremità del braccio mediano.
I tre bracci, coperti a volta e larghi intorno a tre metri, hanno una lunghezza di quasi trenta metri ciascuno. Sono dotati di trentuno finestrelle a bocca di lupo, che si aprivano sul giardino e davano aria e luce all’interrato. L’accesso avveniva tramite una stretta scala con due rampe a gomito, coperta a volta, collocata presso l’estremità del braccio settentrionale. Le gallerie del criptoportico costituivano un ampliamento degli spazi abitabili della casa, come dimostra il trattamento accurato dei pani pavimentali, di cui restano pochi lacerti, e delle pareti. La costruzione è databile tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C. e dovette restare in uso per lungo tempo, almeno fino al IV secolo.

Criptoportico romano di Piazza Duomo – piazza Duomo 6, Vicenza
Orario di apertura estivo: seconda domenica del mese 10-12 e 15,30-17
Orario di apertura invernale: seconda domenica del mese 10-12 e 14,30-16
Visite guidate realizzate da C.T.G. – Gruppo Animatori Culturali-Ambientali (tel. 0444 226626; segreteria: mercoledì 10-12 e 16.30-18, sabato 10-12)

IL TEATRO ROMANO
Nell’isolato compreso fra contrà Santi Apostoli, piazzetta San Giuseppe, contrà Porton del Luzzo e piazzetta Gualdi si conservano i resti del teatro. Essi sono inglobati e riutilizzati nelle costruzioni attuali, il cui sviluppo ripropone il profilo curvilineo della cavea e suggerisce l’andamento della scena. Il teatro venne costruito attorno alla fine del I sec. a.C. nella zona meridionale della città (detta in seguito “di Berga”). La cavea orientata a nord, con il diametro di circa 80 metri, era sorretta da ventiquattro muri radiali coperti da volte a botte, connessi verso l’interno con una fondazione piena, che sosteneva i primi sette gradoni. Una galleria semicircolare correva lungo il perimetro esterno, scandita da arcate sul prospetto. Dalla galleria era possibile accedere ai vari settori della cavea con un complesso sistema di scale interne e anche attraverso due passaggi che collegavano la cavea all’edificio scenico. Quest’ultimo presentava un fondale articolato in tre profonde nicchie curvilinee, in cui si aprivano le tradizionali porte di accesso per gli attori, ed era dotato di una ricca decorazione architettonica e statuaria. La parte retrostante era caratterizzata da due nicchioni semicircolari, contrapposti nell’andamento a quelli del fondale, ed era completata da uno spazio porticato, accertato finora per un’estensione di oltre 70 metri verso il centro della città.

AREA ARCHEOLOGICA DELLA STRADA ROMANA SOTTOSTANTE LA CATTEDRALE
Nell’area sottostante le sacrestie della Cattedrale è visitabile un tratto di strada romana messo in luce nel 1948. La strada procede con andamento grosso modo est-ovest e ha la carreggiata larga 3,80 metri, lastricata con basoli di trachite e fiancheggiata da marciapiedi.
Il tratto rinvenuto apparteneva alla prima via che, con un intervallo di 75 metri circa, correva a sud dell’asse principale est-ovest (decumano massimo). Quest’ultimo era costituito dal tratto urbano della via Postumia, quasi completamente ripreso dall’odierno tracciato di corso Palladio.
Accanto al tratto di strada romana è stato collocato un cippo miliare riutilizzato nella fondazione degli edifici di culto. Esso reca una dedica all’imperatore Graziano da parte della civitas – con ogni probabilità quella vicentina – e l’indicazione “otto miglia”. Datato tra il 375 e il 378 d.C. questo miliare doveva appartenere alla strada che da Milano portava ad Aquileia e l’indicazione della distanza in otto miglia (poco meno di dodici chilometri) dimostra che esso era originariamente collocato in un tratto del percorso prossimo a Vicenza.

Area archeologica della strada romana sottostante la Cattedrale - piazza Duomo 8, Vicenza
Accesso su prenotazione presso da C.T.G. – Gruppo Animatori Culturali-Ambientali (tel. 0444 226626; segreteria: mercoledì 10-12 e 16.30-18, sabato 10-12)

IL FORO
Alcuni rinvenimenti effettuati tra il 1987 e il 1990 nella zona centrale della città hanno consentito di individuare l’ubicazione del Foro e di comprenderne le caratteristiche essenziali.
Il  complesso monumentale era suddiviso in due aree, nettamente separate dal decumano massimo (ripreso in buona parte dall’odierno corso Palladio). Verso sud la piazza porticata - situata in corrispondenza della parte più occidentale di piazza dei Signori e della zona adiacente - era destinata alle attività di carattere civile. A nord vi era l’area sacra, con il tempio posto su una platea sopraelevata, racchiusa da un portico. L’impianto del complesso risale agli ultimi decenni del I sec. a.C.
In un interrato di palazzo Trissino, all’angolo fra contrà Cavour e corso Palladio, è stato visibile un piccolo tratto della piazza antica, pavimentata con lastre rettangolari di trachite.

Foro romano presso Palazzo Trissino - Corso Palladio 98/a, Vicenza
Informazioni per l'accesso all'area: Ufficio URP della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto: tel. 0498243841

L’ACQUEDOTTO ROMANO
L’acquedotto che alimentava le terme, le fontane e gli edifici pubblici e privati della città, dalle risorgive della pianura settentrionale, presso Motta di Costabissara, si portava in località Lobia, 3 km a nord-ovest della città, dove resta visibile  l’unico tratto conservato di arcate e pilastri. Attraversato il fiume Astico/Bacchiglione procedeva in lungo rettifilo verso Corso Fogazzaro, correndo presso il margine occidentale di viale Ferrarin. Una via glareata correva adiacente a ovest dell’acquedotto come emerso dalle recenti indagini archeologiche.

Acquedotto romano – strada dell’Acquedotto Romano, 56 - località Lobia, Vicenza (VI)

LA GROTTA DI SAN BERNARDINO A MOSSANO
La Grotta di San Bernardino, con il deposito archeologico stratificatosi per oltre tre metri al suo interno, costituisce una testimonianza di straordinaria importanza per lo studio dell’ambiente e del popolamento umano nell’area berica e, più in generale, veneta durante il Paleolitico. In tempi più recenti, la grotta fu intensamente frequentata in età medievale e moderna, in particolare in occasione delle predicazioni compiute da San Bernardino da Siena nella prima metà del Quattrocento. Sia il percorso di accesso, provvisto di punti di sosta, sia l’interno della grotta sono stati recentemente attrezzati e risultano facilmente accessibili.

Località Grotta di San Bernardino, Mossano
Informazioni per visite: Pro Loco di Mossano - tel.0444.886704; Comune di Mossano - tel.0444.886046 www.comune.mossano.vi.it

IL COMPLESSO CULTUALE E FUNERARIO PREISTORICO DI SOVIZZO
Il sito archeologico di Sovizzo è un complesso cultuale e funerario dell’età del Rame costituito da tre tumuli ordinati di pietre (grande, medio e piccolo), precedute da un corridoio absidato, bipartito, anch’esso in frammenti di pietre e ciottoli. I tre tumuli sono stati indagati e hanno restituito singole sepolture senza oggetti di corredo: una di un bambino di 2 o 3 anni, le altre due di individui più grandi, ma anch’essi giovani. Il complesso si chiude con una stesura non ordinata di pietre e ciottoli, dove vi sono altre tracce di sepolture in tumulo.

Complesso cultuale e funerario preistorico – viale degli Alpini, angolo con via Alfieri, Sovizzo
L'area è visibile dall'esterno ed è dotata di pannellistica.