Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per il Veneto

Tutela e valorizzazione del “Fondo Eleonora Duse” di Asolo (Treviso)

Moda, fotografia, vita e teatro nella raccolta dell’attrice

Il fondo Duse costituisce una delle più importanti raccolte che caratterizzano il museo civico di Asolo, elargito allo Stato dalla figlia dell’attrice Enrichetta Angelica Bullough, che vincolò tale preziosa collezione alla città dove la Duse riposa. Nell’atto di donazione, stipulato il giorno 8 novembre 1933 alla presenza del dottor Gino Fogolari, allora Soprintendente all’arte medievale e moderna per il Veneto, Enrichetta dichiara di donare “in modo irrevocabile allo Stato ... i cimeli lasciati ad essa in eredità dalla Sua Madre a Eleonora Duse” e descritti nell’inventario redatto alla donazione.
Il fondo consta di alcuni materiali attualmente in mostra nelle sale espositive del museo (abiti, ritratti, mobili, libri, oggetti personali, ricordi di famiglia, accessori, strumenti da palcoscenico, bozzetti di scenografie) e di una raccolta di documenti cartacei: fotografie, corrispondenza, cartoline, rassegne giornalistiche e copioni teatrali con gli interventi dell’attrice e le note di interpretazione redatte a margine. Si tratta di una documentazione preziosa, in parte inedita, che permette di mettere a fuoco l’ambiente che ruota attorno alla vita della Duse, alle sue relazioni, alla risonanza della sua arte, sia prima che dopo la morte.
Una raccolta di vita, storia e arte intorno alla quale la Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, in collaborazione con la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto e in sinergia con il comune di Asolo, intendono condurre un’operazione di studio e ricerca volta ad individuare e conoscere il patrimonio che, qualora inserito in un sistema di banca dati informatico, diverrebbe agevolmente utilizzabile da tutti i soggetti preposti alla conservazione, alla divulgazione della conoscenza e alla valorizzazione della collezione.
L’intervento prevede di sviluppare, in primo luogo, le attività di riordino, inventariazione, catalogazione e digitalizzazione del patrimonio conservato con l’impiego di risorse informatiche che rispettano gli standard ministeriali di documentazione, schedatura e descrizione archivistica.
Significativa è la presenza, all’interno dei fascicoli miscellanei, dell’archivio di fotografie e cartoline appartenute all’attrice o che la ritraggono personalmente. Il percorso visivo si snoda attraverso ritratti e soggetti caratteristici del vivere in società della borghesia italiana tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, una realtà continuamente in movimento che innovativi linguaggi artistici quali la fotografia e la grafica pubblicitaria si propongono di fissare instaurando un intenso e vivace dialogo con la ritrattistica pittorica. Questo nuovo modello collettivo e culturale connota in maniera inequivocabile la collezione Duse di Asolo che diverrà oggetto di una schedatura del materiale grafico e fotografico mediante l’utilizzo degli standard per la catalogazione predisposti dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, che ha definito nel corso degli anni normative e strumenti specifici per queste tipologie di beni (in particolare la Scheda S stampa e la Scheda F fotografia).
In riferimento all’attività di ricerca e coordinamento nazionale svolti dall’ICCD il Fondo Duse, nel riflettere il ruolo sostanziale dell’abbigliamento e della moda nella società di fine Ottocento, conserva inoltre una sezione relativa agli abiti personali e di scena dell’artista e offre pertanto al gruppo di lavoro l’opportunità di condurre una campagna sperimentale di catalogazione secondo il nuovo tracciato della Scheda VeAC – Vestimenti antichi e contemporanei, pubblicato nel marzo 2010. La scheda indaga i caratteri morfologici, tipologici e sartoriali dell’abito in modo da poter trattare il costume teatrale così come l’uniforme militare, l’abito popolare tradizionale e quello di sartoria fino al costume di bambola e a quello di travestimento, rimarcando in tal modo l’allargamento del concetto di bene culturale quale testimonianza materiale avente valore di civiltà. La normativa e il lemmario allegato sono il risultato di un progetto promosso dalla Commissione nazionale per la tutela e la valorizzazione delle arti decorative, della moda e del costume, istituita nel 1996 dal ministro Antonio Paolucci in collaborazione della Soprintendenza per i beni artistici e storici di Firenze e della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, con il coordinamento generale di Laura Ximenes dell’ICCD.
La schedatura degli abiti della Duse inaugurerà l’utilizzo della nuova scheda ICCD, facendo divenire la Soprintendenza competente per il territorio asolano, in collaborazione con la Direzione regionale, un punto di riferimento importante in tale ambito nel panorama dei soggetti istituzionali preposti alla tutela. Si registra infatti l’intendimento di approfondire le procedure di ricerca al fine di rendere il progetto un’esperienza pilota, la prima in Veneto, estendibile sull’intera area regionale e in particolar modo ai materiali di analoga natura conservati nella collezione della Fondazione Canova di Possagno. Muovendosi dal metodo predisposto per la città di Asolo, il suo patrimonio e la specificità del suo territorio, l’iniziativa potrà essere implementata e divulgata attraverso l’organizzazione di conferenze con la partecipazione diretta dell’Istituto del Catalogo di Roma.
Il Fondo Duse verrà promosso attraverso l’elaborazione e la proposizione periodica di itinerari tematici per gruppi di visitatori e laboratori didattici per le scuole, readings e performance teatrali; dalle prime ricerche condotte presso il museo civico sono emersi diversi temi di approfondimento che spaziano dall’evoluzione del costume teatrale e della moda femminile tra Otto e Novecento alla scenografia dusiana, agli interessi letterari della grande attrice. Il materiale del fondo cartaceo, inventariato, schedato e riprodotto in formato digitale, potrà poi essere utilizzato per arricchire l’attuale allestimento museale con postazioni multimediali dalle quali poter agevolmente consultare le immagini d’archivio, utile commento ai pezzi già esposti in sala. Alcuni approfondimenti scientifici potranno trovare divulgazione all’interno di conferenze serali aperte alla città.