Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per il Veneto

Treviso

La provincia di Treviso, situata nella parte centrale del Veneto, a metà strada fra il mare e i monti, è solcata da fiumi e da numerosi corsi d’acqua. È per lo più pianeggiante, ma nella porzione settentrionale è caratterizzata da rilievi. Questo territorio ha restituito testimonianze archeologiche di particolare interesse.

Nell’area del Montello e nella collina di Montebelluna è documentata una ripetuta frequentazione antropica durante buona parte del Paleolitico, determinata da fattori geografici ed economici. In altri siti del Trevigiano quali Vidor, Cornuda e Monfumo sono stati rinvenuti reperti databili al Paleolitico medio. Assai limitata fu la frequentazione durante il Paleolitico superiore (40.000/30.000- 10.000), mentre un significativo numero di ritrovamenti databili al Mesolitico proviene dalla zona collinare trevigiana, situata lungo la fascia delle risorgive, dove cacciatori-raccoglitori mesolitici installarono accampamenti in corrispondenza di ambienti umidi, corsi d’acqua e risorgive, in cui trovarono sostentamento grazie alla caccia e alla pesca.

Nel territorio trevigiano vi è una scarsità di documentazione relativa al Neolitico antico, databile fra la metà del VI millennio e il primo quarto del V millennio a.C.,: sporadiche sono, infatti, le presenze nell’area del Sile e alcuni reperti provengono dal Montebellunese, che si inserisce fra la cultura padana di Fiorano e i gruppi friulani. La provincia di Treviso non ha restituito testimonianze pertinenti al pieno Neolitico, quanto a partire dal V millennio a.C., si affermò la cultura dei vasi a bocca quadrata. Tale assenza è determinata forse da una lacuna nella documentazione. Cospicue invece le evidenze di Neolitico tardo, attestate nell'area perilacustre del Lago di Revine.

Nel XIV secolo a.C. nel Veneto orientale e dunque anche nel Trevigiano si verificò una capillare colonizzazione con un deciso ripopolamento dopo la contrazione demografica avvenuta nella media età del Bronzo (XVI-XV secolo a.C.). Gli insediamenti permanenti pedemontani ebbero una funzione di controllo sugli itinerari di transumanza e sull’accesso alle fonti di sostentamento. I siti sul fiume Piave controllavano lo scambio delle materie prime. Durante il periodo del Bronzo recente (XIV-XIII secolo a.C.), la zona collinare trevigiana e il Montello ebbero una funzione di collegamento fra i siti montani e gli abitati di pianura. Nel corso del XII secolo a.C., la maggior parte degli abitati furono abbandonati e solo un piccolo gruppo di essi continuò a esistere nell’età del Bronzo finale (XI-X secolo a.C.) con la comparsa di elementi culturali protovillanoviani.

Tra il IX e l’VIII secolo a.C., durante la prima età del Ferro, il settore orientale del Veneto mostra una precoce organizzazione degli abitati e tra questi sono da segnalare nella nostra provincia: Oderzo e Treviso, che già in questa fase furono caratterizzate dalla edificazione di gruppi di abitazioni ravvicinate con spazi aperti con recinti e impianti artigianali. Accanto a questi due centri c’era anche l’insediamento di Montebelluna, situato in posizione strategica sulle colline. Nel VII secolo si ebbero un incremento demografico e uno sviluppo economico della valle del Piave, determinati dalle attività economiche legate all’allevamento e al commercio della lana. Tale area è controllata nelle due imboccature da Montebelluna a Occidente e da Oderzo a Oriente, le quali sembrano gravitare rispettivamente nel comprensorio di Padova e di Altino almeno dalla metà del VII secolo a.C. Nel VI secolo a.C., in cui si attuò la piena maturazione della civiltà veneta, al nucleo originario di Oderzo si affiancò una nuova città, munita di una rete viaria, che si espandeva verso Sud e verso Ovest. Nel centro veneto, tra il V e il III secolo a.C., in via Savonarola si trovava un’area a destinazione produttiva di impasti ceramici non vascolari e in via dei Mosaici dovevano essere attive delle fornaci. Le due fiere fittili da via Savonarola, datate alla fine del V- inizi del IV secolo a.C., interpretate come alari oppure come elementi di arredo o come terrecotte architettoniche, rappresentano un eccezionale rinvenimento. Sempre a Oderzo sullo scorcio del IV secolo a.C. è attestato un  nuovo tipo di abitazione, documentato anche successivamente tra il III e il II secolo a.C., il cui esempio più conservato è stato rinvenuto in via delle Grazie.

La fase di romanizzazione dalla fine del III secolo a.C. al I secolo a.C. segnò il momento storico di graduale trapasso dalla civiltà veneta a quella romana. In questo processo di trasmissione dei nuovi contenuti culturali le strade giocarono un ruolo molto importante. Il territorio trevigiano era attraversato per un lungo tratto della via Postumia, costruita nel 148 a.C. che collegava Genova con Aquilieia e da una piccola parte della via Annia nell’area di Roncade, ove recenti scavi hanno messo in luce la presenza di un ponte. Tra le strade sono da ricordare pure la più recente via Aurelia, che univa Padova ad Asolo ed infine la via Claudia Augusta. La “conquista” romana introdusse anche il sistema agrario denominato centuriazione, a cui era connesso un popolamento rustico sparso con piccoli insediamenti, edifici rustici, strade interne e sistemazioni idrauliche. Nel territorio di cui ci stiamo occupando sono state riconosciuti quattro differenti sistemi centuriali: la centuriazione di Asolo, quella più tarda di Treviso, la opitergina ed infine il sistema di lineazioni denominato del Cenedese. Tra i centri maggiori di età romana Opitergium, divenuto municipium tra il 49 a.C. e il 42 a.C., iscritto alla tribù Papiria, ebbe un primo impianto urbano, inquadrabile fra la metà del II e il I secolo a.C., a cui seguì il definitivo impianto di età cesariana e augustea. Ampi settori delle necropoli sono stati individuati a Sud-Est e a Ovest della città. Un altro centro veneto, che continuò la sua vita pure in epoca romana, fu il municipium di Tarvisium, iscritto alla tribù Claudia. Anche Acelum, l’odierna Asolo, in cui sono stati messi in luce il complesso del teatro, le terme, l’acquedotto e nei secoli passati parti delle necropoli, ebbe un significativo sviluppo in età romana. Nella parte settentrionale del territorio si trovava Ceneda, l’odierna Vittorio Veneto, importante soprattutto nel periodo tardoantico.

Aree archeologiche

ASOLO, AREA ARCHEOLOGICA DEL TEATRO ROMANO PRESSO VILLA FREYA STARK
via Marconi 138 (Villa Freya Stark); accesso: informazioni presso Agenzia Bellasolo tel. 0423 565478, info@bellasolo.it
Nell'area sono visibili i resti del teatro e del criptoportico riferibili  alla fine del I secolo a.C. – I secolo d.C.

ODERZO, AREA ARCHEOLOGICA PRESSO LE EX CARCERI
piazza Grande - Ristorante “Gellius”; accesso: secondo gli orari del Ristorante “Gellius”.
L’area archeologica conserva i resti di un tratto delle mura urbiche di età augustea, di una porta e di un strada, parte della cinta muraria e un torrione di età altomedievale.

ODERZO, AREA DELLA STRADA BASOLATA FRA LE DUE PIAZZE
galleria tra le Piazze/sottoportico maestro Zeno Lovato; accesso: libero.
Nell’area archeologica è visibile un tratto del kardo basolato di Oderzo.

ODERZO, AREE DEL FORO DI VIA MAZZINI E DEL CONDOMINIO CAMPIELLO
via Mazzini 27 e via Roma/calle Opitergium; accesso: visibili all’esterno; per il percorso interno, informazioni presso: associazione “Athena”, tel. 0422 815939 e Museo Civico "Eno Bellis", tel. 0422 713333.
Le due aree archeologiche conservano i resti del complesso forense, della basilica e di una domus con bellissimi pavimenti musivi.

ODERZO, AREA DI VIA DEI MOSAICI
via dei Mosaici 8; accesso: libero.
Nell’area sono visibili non in posizione originaria tre mosaici in bianco e nero, di cui due a terra, sono pertinenti a due ambienti, situati nella parte orientale della seconda fase edilizia, databile nel II secolo d.C., di una domus. Il terzo, posto sul muro del corridoio d’accesso alla costruzione moderna sorta nella zona, è riferibile forse alla stessa domus o ad un’altra casa

TREVISO, AREA ARCHEOLOGICA DI VIA CANONICHE
via Canoniche 4; accesso: libero (l’area non è visibile nei mesi invernali).
Nell’area sono visibili i resti di un edificio a pianta circolare, forse un battistero oppure un complesso residenziale, poi trasformato in battistero. La costruzione, scavata nel 1967, ha un ricco tappeto musivo, databile al IV secolo d.C.