Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per il Veneto

Padova, Castello Carrarese. Il restauro e consolidamento delle strutture

L’imprescindibile condizione emersa durante la campagna di interventi 2006-2007, che ha portato alla luce non soltanto i cicli decorativi in due sale del primo piano e che ha dato conferma degli assetti dell’impianto architettonico carrarese conservati al di sotto del riporto di accrescimento ottocentesco, si pone nei termini di un vincolo operativo espresso nei confronti di una pianificazione degli interventi che pone l'accessibilità alle aree “di interesse” o, quantomeno alle aree di più diretto e percepibile interesse dell’intero complesso come prioritaria rispetto ad una programmazione generale dei destini futuri del Castello.

Il finanziamento stanziato con D.M. 5 settembre 2007 e D.M. 5 marzo 2009, per un importo di €1.500.000, è finalizzato a porre in essere quelle opere che pur nella indeterminatezza delle funzioni assolvono alle istanze prioritarie poste dagli esiti del processo di acquisizione dei dati sulle condizioni delle strutture, avviato in parallelo agli interventi di ricostruzione delle coperture.
Gli interventi di consolidamento delle strutture del Castello Carrarese di Padova, progettati con la consulenza strutturale del prof. ing. Claudio Modena, appaltati all’impresa Pasqualucci Costruzioni srl e attualmente in fase di esecuzione, interessano la zona nord-est del complesso dell’ex carcere di Padova.

Zona di intervento e progetto
La zona di intervento, in particolare quella dell’ala nord, è costituita da grandi stanze a pianta rettangolare – un tempo destinate a camerate per i detenuti – poste su due livelli e in affaccio sul ballatoio comune che delinea il prospetto sud verso il cortile. La parte est accoglie invece il vecchio vano scale e una serie di ambienti di minori dimensioni, che si articolano principalmente lungo i corpi della torre e del rivellino.
Il progetto ha riguardato in primo luogo il restauro e il consolidamento strutturale delle travi in cemento armato e degli impalcati in getto pieno o in laterocemento, realizzati in fasi successive a partire dal 1900 (primi progetti di strutture in c.a. secondo il metodo Hennebique rintracciati con ricerce storiche presso l’archivio Porcheddu di Torino), con l’obiettivo di adeguarne la capacità portante ad una possibile destinazione d’uso museale, garantendo nel contempo il massimo rispetto del criterio di conservazione dell’esistente, sia in termini di percezione degli spazi, delle geometrie e dei dettagli architettonici, che in termini di rispetto e valorizzazione delle passate tecniche costruttive.

Il raggiungimento di tale obiettivo – di per sé ambizioso, vista la necessità di incrementare di più del doppio i carichi di esercizio rispetto a quelli per i quali erano state originariamente progettate le strutture – è stato ottenuto mediante la messa a punto di una serie piuttosto articolata di tecniche di intervento, impiegate singolarmente o in modo composto, in funzione delle peculiarità legate alle diverse tipologie costruttive dell’esistente e al loro inserimento nel delicato contesto dell’antico edificio carrarese e, ancor più, degli affreschi in esso rinvenuti, posti spesso a pochissimi centimetri di distanza dalle strutture oggetto di intervento.

Ricerche e indagini
La scarsa documentazione disponibile in merito alle fasi costruttive succedutesi nel tempo è stata integrata con una estesa campagna di indagini, eseguite in sede di redazione del progetto esecutivo e affinate in corso d’opera, al fine di ottenere quanto più possibile un buon livello di conoscenza delle strutture, della loro geometria, dei dettagli costruttivi e delle caratteristiche meccaniche dei materiali che le compongono, tassello indispensabile ai fini dell’esecuzione delle verifiche ai sensi delle vigenti Norme Tecniche sulle Costruzioni.

Le verifiche statiche, condotte secondo il metodo agli stati limite, hanno evidenziato una generalizzata ed importante carenza delle strutture esistenti, sia travi che impalcati, a sostenere i nuovi carichi di progetto.

Interventi
Sono dunque stati definiti una serie di interventi di consolidamento, avendo cura di privilegiare, ove possibile, l’impiego di tecniche e materiali, quali ad esempio l’applicazione di lamine e tessuti unidirezionali in fibra di carbonio, in grado di rendere pressoché nullo l’impatto sulla geometria delle sezioni esistenti, o di limitarne il più possibile l’alterazione, ad esempio alloggiando i ferri di armatura integrativi all’interno di opportune scarifiche e provvedendo al successivo ripristino delle stesse con malta cementizia tixotropica.

Nel caso del solaio Hennebique posto a soffitto del vano affrescato del primo livello, vista l’impossibilità di intervenire con l’integrazione di armature longitudinali a causa dell’estrema vicinanza degli affreschi con gli appoggi delle travi, così come di ricorrere alla sola applicazione di FRP per non superare i limiti percentuali di incremento della capacità portante delle strutture prescritti dalle Istruzioni CNR-DT 200 R1/2012, si è reso necessario studiare un intervento di post flessione delle travi ottenuto mediante un sistema di coppie di funi post tese.
In altri casi si è ritenuto preferibile optare per l’integrazione delle travi esistenti con nuove travi in acciaio o in calcestruzzo.

Il consolidamento degli impalcati è stato invece ottenuto mediante la realizzazione di una limitata scarifica dell’estradosso degli stessi, previa demolizione dei vecchi pavimenti, e la realizzazione di un getto integrativo in calcestruzzo armato, il cui spessore è stato limitato a soli 5 cm, sia per contenere l’incremento dei carichi permanenti gravanti sulle travi, sia per rispettare le esigenze legate alla conservazione dei livelli esistenti e alla necessità di evitare interferenze con le parti inferiori degli affreschi.
Oltre che con la cappa integrativa, i solai in elementi prefabbricati di laterizio sono stati consolidati anche attraverso l’esecuzione di travetti in calcestruzzo alleggerito armato, realizzati all’interno dello spazio prima occupato dai blocchi di alleggerimento, parzialmente demoliti in funzione del passo e della larghezza dei nuovi travetti portanti.

Il progetto ha riguardato infine la messa in opera di un sistema di tiranti in acciaio inox (barre e piatti), la cui funzione è quella di garantire un miglioramento del comportamento sismico dell’edificio, nel rispetto delle vigenti Linee guida per la valorizzazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale.
Per l’intervento è stato privilegiato il criterio di minima invasività e di reversibilità, sfruttando le zone nascoste alla vista come gli ambienti di sottotetto, ricorrendo anche a sistemi di inserimento a scomparsa: in corrispondenza della parete nord le piastre di ancoraggio dei tiranti sono, ad esempio, state messe in opera ad incasso entro la cornice sommitale, smontata localmente e poi perfettamente ricostruita secondo la geometria esistente, ricorrendo alla tradizionale tecnica dello scuci-cuci.

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Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Venezia, Belluno, Padova, Treviso

Impresa appaltatrice: Pasqualucci Costruzioni
Finanziamento: €1.500.000
Esecuzione dei lavori: cantiere in corso (2014)