Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per il Veneto

Il restauro documentario

Ogni documento d’archivio – con questo termine intendiamo in senso lato la singola carta o pergamena, ma anche un volume di atti, un registro, una raspa, un protocollo, una filza, un catasto e così via – trasmette una memoria, e non solo attraverso il testo scritto che contiene (se così fosse non vi sarebbe bisogno di restauro: basterebbero paradossalmente delle buone copie fotografiche, o addirittura delle trascrizioni). Altrettanto significativi sono infatti i caratteri esteriori del documento: in primo luogo il tipo di scrittura, quindi i diversi supporti, carta e pergamena, di cui è spesso possibile stabilire la provenienza, composizione e tecniche di fabbricazione. E ancora gli inchiostri e gli eventuali colori (presenti in miniature, tavolette dipinte). Infine, ultima ma non per questo meno importante, la legatura, in cui vien fatto largo uso di materiali – talvolta anche di riutilizzati dopo precedenti impieghi anche in settori estranei – come fili, spaghi, pelli, legno, cartoni, pergamene, carte decorate, tessuti, fermagli metallici e borchie, assemblati secondo tecniche (la cosiddetta ”arte del legatore”) che hanno conosciuto diversificazioni geografiche e differenti sviluppi nel tempo. Tutto ciò appartiene a una cultura materiale che non può e non deve andare smarrita con il restauro, ma deve essere, viceversa, posta in piena luce e valorizzata.

a cura di Eurigio Tonetti

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